Sorrow – Alan Rickman

Quando ho aperto questo blog non pensavo avrei mai fatto un post del genere.

Non sono solita commentare la morte di personaggi famosi, la trovo un’usanza sgradevole. Puoi condividere la notizia se sei un vero fan, ma se conosci solo di nome o superficialmente l’attore/cantante/quello che è, che senso ha? Vuoi ricevere più like su Facebook?

Per questo non ho osato parlare di Bowie, tanto per citare uno degli ultimi.

Con Alan Rickman è diverso.

Lo ammetto: il suo nome l’ho appreso solo quando ho iniziato a vedere “Harry Potter” (e non sono una fan di primo pelo), però senza saperlo lo conoscevo da tanto. “Die Hard – Trappola di Cristallo” è uno dei film preferiti di mio padre. “Robin Hood” con Kevin Costner lo guardavo sempre da piccola. E “Ragione Sentimento” l’avevo già passato in rassegna da amante della Austen quale sono.

Ma da lì in poi è stata una continua ascesa della mia ammirazione nei suoi confronti, prima con l’ostinazione di una bimbominkia, poi con la fascinazione di un’adulta.

Nei forum che frequentavo mi dicevano “Come puoi amarlo? È brutto!” e “Ma come te ne va? Guarda che personaggi fa!”, o ancora “È vecchio!”. E io rispondevo che non era bello, ma aveva fascino. Che interpretare un personaggio cattivo con un background interessante è più difficile che fare il cavaliere senza macchia e senza paura. E che non ero una bambina, mi piaceva come attore, non come uomo.

E con assiduità seguivo il forum (prima) e la pagina FB (poi) delle altre ragazze Rickmaniache come me. Io ero un’osservatrice silenziosa, ma diligente. Assorbivo racconti e insegnamenti, invidiando anche chi aveva avuto l’opportunità di conoscerlo di persona.

Però, alle parole Alan Rickman, io non associo un volto, quanto più una voce.

E so che la sua voce mi mancherà.

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Vita vissuta dal basso – Santa Lucia’s shopping!

Buonasera Visionari!

Ritorno per raccontarvi una cosuccia che mi è successa tempo fa… Giusto per farvi quattro risate!

Dovete sapere che nella mia città esistono quattro fiere, corrispondenti ad ognuna delle stagioni. Si ripetono ogni anno, sempre uguali: stessi espositori, stessa merce (con qualche variante), stesse facce.

La fiera invernale si tiene il 13 dicembre (nei casi migliori anche il 12) ed è la fiera di Santa Lucia. Ogni volta si torna a casa giurando che è l’ultima volta che si va, stressati dal chiasso, dalla folla, dalle persone che decidono di interrompere il “traffico” fermandosi a parlare in mezzo alla strada perché non si vedono da anni… Eppure puntualmente, ogni 13 dicembre, si prendono borsa e guanti e si va, così, per curiosare.

Perché, sia beninteso: a Santa Lucia non si va a COMPRARE (a meno che, come me, non si voglia prendere il primo dolce natalizio tipico della mia città). Si va a CURIOSARE. Le poche novità che si trovano, entro un mese saranno – scontate – al mercato settimanale e/o nei negozi. È successo così per la borsa dell’acqua calda elettrica e per le stampe tipo Desigual. Non è una fiera, ma una vetrina su ciò che verrà e su ciò che si comprerà…

… E quest’anno non avrebbe fatto eccezione, almeno nei miei piani.

Così il 13 dicembre, appena alzata, ignoro la folla sotto di me (casa mia da proprio sul corso principale della città) e seguo la mia solita routine domenicale: lunga colazione, e trasferimento a casa di mio padre. Dovrò attraversare la parte di fiera dedicata all’abbigliamento per farlo, ma non mi fermerò a nessuno stand, ne sono certa: è la parte che salto tutte le volte perché vedo solo cose orribili. Sia ben chiaro, nel pomeriggio tornerò a curiosare per giungere infine alla piazza centrale dove vendono i dolci e comprare il mio adorato frustingo, ma per il momento ho solo voglia di andare a casa.

“Ah, no, babbo mi ha chiesto di comprare il giornale! Devo fare una deviazione, di circa 100 metri, nel cuore pulsante della fiera. Ma tanto ho solo 5 euro e non devo comprare nulla, no? Peccato solo per la calca…”

… Ma a quanto pare i buoni propositi di una fanciulla sono sempre insidiati dal destino.

Appena uscita di casa, infatti, mi trovo davanti a una bancarella che vende sciarpe, guanti e cappelli… ovvero tre dei motivi per cui adoro l’inverno. Passerei oltre “Claudia, hai solo 5 euro!” se un paio di guanti pieni di lustrini e borchiette non attirasse il mio sguardo da gazza ladra. Neri ma brillanti. “Claudia, non hai altro di nero!”. Sembrano morbidi… “Claudia, muoviti!”.

Ok, lascerò scegliere al destino. Questo pomeriggio, quando torno, se ce li trovo ancora li compro, altrimenti addio. Una vocina mi dice che contro il destino ho sempre perso, ma è solo un paio di guanti no? Possibile che tutti li puntino? Oltrepasso lo stand e mi dirigo verso la prima edicola.

Chiusa. Con rassegnazione vado verso la seconda, a circa 50 metri di distanza.

La seconda edicola si trova tra due bancarelle. Una è la solita dei dolciumi tipo caramelle, liquirizie e zucchero filato dove io e le mie amiche, d’estate, facciamo scorta di zuccheri. L’altra è quella dei libri, e la sorpasso sorridendo, ricordando che da piccola era l’unico motivo per cui mi recavo non solo a Santa Lucia, ma a qualsiasi fiera. Bancarelle come questa hanno riempito la mia biblioteca di classici: “Pattini d’argento”, “Il Giardino Segreto”, “Pollyanna”… Poi mi sorge spontaneo un pensiero. “E se ci fosse qualcosa delle sorelle Bronte?”. Da sopra le spalle di una signora accanto a me vedo solo titoli tipo “Piccole Donne” e “Le avventure di Pinocchio” eppure la mia convinzione si fa più forte: troverò una delle sorelle Bronte lì, lo sento!

Ma appena mi faccio largo, con la coda dell’occhio noto una copertina che non ci dovrebbe essere. Perché i libri nuovi non si vendono alle bancarelle… Giusto? Eppure non posso sbagliarmi, l’ho vista troppe volte su Everpop per non riconoscerla subito.

Mi giro per guardarla con entrambi gli occhi e sì. È lui.

Deathdate.

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“Deathdate!” mi esce fuori un urlo strozzato, mentre mi getto sulla copia stile rapace. La guardo, la sfoglio, aspettandomi qualche difetto, ma nulla: è semplicemente perfetta. La bancarella in quel lato vende i libri al 40% del prezzo di copertina.

“Claudia, hai 5 euro. Hai solo 5 euro” mi ripete una vocina nella testa, ma questa volta non è quella della coscienza, bensì quella dell’amara verità. Non sono così presa da non rendermi conto che 5 euro non bastano per la spesa. Però il volume è uno solo. Forse dovrei valutare le opzioni.

“Potei girarlo, in modo che nessuno veda il titolo… mentre vado a ritirare i soldi dal bancomat ” inizio tra me e me. Certo. Come se nascondere il titolo potesse anche celarlo alla vista. “Allora potrei metterlo in qualche pila.”… e cosa vieterebbe a chiunque di estrarlo, pagarlo, e farlo suo? No, no. “Potrei… potrei…” mentre penso sposto distrattamente il volume e…

… Nero, bianco, rosso. Un disegno stilizzato in questi tre colori. Sono certa di non sbagliare. È una delle nuove edizioni Einaudi di Haruki Murakami. Maledizione.

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“ “Nel segno della pecora”. Dai, magari è uno di quelli di Murakami che non mi pia… Giappone folkloristico? Ok, lo prendo.”. Alzo lo sguardo per schiarirmi le idee, decidendo cosa fare di questi due libri (o meglio, come nascondere questi due libri alla vista degli altri avventori), quando mi blocco.

L’intera saga di “Divergent”.

“Unika” in un solo volume.

Agatha Christie.

E vabbè, questo non è uno stand, è un attentato alla mia persona!

Mi sporgo verso “Unika” con cui ho un conto in sospeso da alcuni anni. Precisamente da quando al Salone del Libro di Torino tutti andavano in giro con le buste su cui era stampato il titolo in lettere fiammeggianti e allo stand DeA nessuno sapeva (o voleva) dirmi di cosa parlasse (si era a maggio e l’uscita era prevista per settembre). Leggo distrattamente le prime righe della trama, ma non mi attrae. Mentre lo sto per rimettere a posto sento una signora che chiede al ragazzo della bancarella (avrà 20 anni) se il libro di Licia Troisi che ha in mano ha anche un edizione unica completa di tutti i volumi.

“No signora, ancora non è uscita per quella serie.” mi intrometto io. Ma che cavolo sto dicendo? Io non leggo la Troisi, non la seguo, da dove mi esce questa sicurezza? (Tra l’altro più tardi scopro anche che ci ho azzeccato). La signora parla sconsolata con una persona dietro di lei… e rivedo me stessa diversi anni fa, una ragazza appassionata di fantasy che vuole assolutamente qualcosa ma non sa scegliere. Uno sguardo tra noi, uno alla signora, e “Unika” diventa suo. So che lo tratterà bene.

“Ehi, è mio!” urlo intanto a uno che ha provato a sfilarmi Murakami da sotto la mano. Ma come si permette? Mi chiede scusa e si gira verso un altro libro che riguarda il Sol Levante (“L’arte giapponese di correre”)… Aaaah, nippofilo! Bravo ragazzo! Ma Murakami rimane mio!

Si sta facendo tardi, sto sempre con 5 euro e non so cosa fare. Questa volta non può scegliere il destino, io li voglio, so che poi non li ritrovo! Ci penso un attimo e decido.

“Scusa” chiedo al ragazzo a cui prima si era rivolta la signora. “Me li potresti mettere da parte? Non ho i soldi, torno questo pomeriggio”. Ti prego ti prego ti prego, fa che sia uno di quegli stand che fa di queste cose…

“E chi me lo dice che torni?” mi chiede lui di rimando. Porca…!

“Io. Te lo dico io. Ti serve il nome? Vuoi un acconto?”. E dai, fai il bravo!!

“No, te li metto da parte, tanto quando vieni mi ricordo di te.”. Cioè, è fatta? A riprova prende Lance e Haruki e li sposta sotto il banchetto. Oh. Mio. Dio. Santo patrono dei lettori, chiunque tu sia, ti ringrazio!

Il pomeriggio torno (“Li ho ancora da parte” e ci mancherebbe!), prendo i miei due nuovi bimbi e, giusto per, aggiungo Orwell (“1984”) e Ishiguro (preso così d’intuito).

Ah, i guanti? Il destino ha detto che era un acquisto che approvava: li ho comprati e sono davvero una meraviglia!!

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Ecco gli acquisti! Si vede anche lo special guest: il frustingo!

Letture dal basso

Buonasera visionari!

Oggi ho avuto l’idea grandiosa di verificare se davvero la lista che ho trovato ieri fosse la nuova reading challenge di PopSugar.

Si. Lo è.

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Mi sembra così lunga, ma è elettrizzante!

 

Cercando poi notizie per la prima categoria (non credo che i libri sul mondo di Faerie di Laurell K. Hamilton ne facciano parte) sono approdata a Goodreads.

Male. Molto male. Da lì sono andata ai bestseller del 2015, poi ho diviso quelli pubblicati in italiano da quelli ancora in lingua e…

… che qualcuno fermi la mia corsa all’ultimo libro altrimenti mio padre questa volta mi lincerà sul serio!!

 

Vita vissuta dal basso – Dicembre

Dicembre.

Non so voi, ma questo mese non mi fa pensare proprio al Natale – inteso come 25 dicembre. L’associazione di idee è immediata, ma ho sempre creduto che la cosa più bella non siano le cene pantagrueliche coi parenti, le tombolate in cui vincono sempre i più piccoli e i regali spesso non azzeccati… ma l’attesa. L’attesa di quel giorno in cui l’albero sfavillerà più del solito e sarà pieno di doni.

Per quanto mi riguarda tutto inizia la prima domenica di avvento. Non ricordo mai il giorno esatto, così entrare in chiesa e vedere i paramenti viola mi fa mancare un battito, sopraffatta dalla gioia. Non sono cattolica convinta se non sotto Natale, quando ascolto il mio evangelista preferito (Luca) e intanto penso che siamo nel periodo dell’attesa, che i negozi sono aperti tutti i giorni, anche i festivi, e che le vetrine sono decorate da alberi di tutti i colori – e quest’anno anche da omini di marzapane formato gigante.

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Quest’anno il “la” me l’ha dato il 29 novembre. Poco importa che non fossimo ancora nell’ultimo mese dell’anno.

L’attesa è anche il momento in cui “il mio buco dimenticato da Dio” diventa finalmente “la mia città”. Non fraintendetemi, io amo SBT… ma d’estate. Quando c’è vita. Quando la sera alle 8 c’è ancora il sole e la giornata affrontata con le maniche corte sembra più lunga. Quando arrivano i fuochi d’artificio che ti portano pace nel cuore – magari anche perché sono abitudinari, non cambiano mai!

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D’inverno SBT è l’esatto opposto. La sera arriva alle cinque e a (quella che sembra) notte inoltrata trovi solo quattro ragazzi seduti a un bar intenti a riscaldarsi con un po’ di birra. Ma basta che le lucine magiche si accendano, che le vie vengano finalmente illuminate da festoni più o meno funzionanti e che il solito albero maestoso ma poco decorato appaia…

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Quello di quest’anno è apparso oggi!

… ed ecco che le vie si riempiono di gente intenta a fare acquisti, artisti di strada, bancarelle di tutti i tipi. Anche gli abitanti si danno da fare per portare un po’ di spirito natalizio nella città: se i Babbi Natale che si arrampicano in bella vista come ladri sbadati sono ormai vintage, adesso sono arrivate le luci a forma di renna. Quando ho visto la prima qualche piano più su del mio ufficio ho dovuto sfregarmi gli occhi tre volte prima di capire che no, non mi sbagliavo, i vicini avevano messo proprio una finta renna sul loro micro balcone della mansarda!!

Ma la sovrana del periodo di Natale è la fiera di Santa Lucia.

Soffro di strabismo, così mia madre, ogni 13 dicembre, approfittava del mio problema per farsi un giro per le bancarelle. Santa Lucia è la patrona degli occhi: ogni anno quindi si seguiva il copione di entrare nella chiesa, dire una preghiera davanti alla statua della santa – che appagava il mio spiccato amore per l’horror con quel vassoio in mano con i suoi occhi – e poi giro del mercatino a fare acquisti – mia madre era un arbiter elegantiae: in 5 minuti tirava fuori dalle bancarelle un completo per me che neppure i negozi di alta moda per bimbi.

La statua c’è ancora nella chiesa, ma io non la saluto più da anni. Il 13 però prendo le mie amiche e andiamo per la fiera. È un appuntamento fisso, un po’ come i fuochi d’artificio d’estate, che serve da pretesto per acquistare dolciumi, tenere d’occhio le tendenze delle bancarelle (è appurato: quello che si vende a Santa Lucia presto comparirà al mercato settimanale), vedere se la nostra venditrice di noccioline storica è ancora viva (lo si capisce dal suo grido inconfondibile “Calde, calde, calde!!”) e, per me soltanto, per acquistare il dolce ipercalorico conosciuto come frustingo, una miscela esplosiva di frutta secca, fichi e anche cioccolato (dipende dalla ricetta di chi lo fa): il primo frustingo di Natale è quello di Santa Lucia.

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L’aspetto non è dei migliori, ma già mostra quanto è calorico!

Pensate anche alle vostre città…

Contate ancora i giorni fino al 25 dicembre o iniziate ad assaporare quello che c’è prima?