Vita vissuta dal basso – Bassa, con gli occhiali, molto timida e per niente audace.

PREMESSA
Questo post ha avuto una lunga gestazione.
Scaturisce da una cosa accaduta il 2 febbraio, che mi ha portato ad affrontare i miei demoni interiori e cose che avevo rimosso.

In realtà non avrei neppure dovuto postarlo, era solo un modo per scaricare i nervi, ma poi mi sono resa conto che era scritto bene, e che magari poteva aiutare qualcuno che si trova nella mia stessa situazione. O che si trovava e ne è uscito fuori come me.
Inoltre domani è la festa della donna. Potete considerarlo come un monito a… trattarle bene.

Non lo leggeranno mai, ma in fondo in fondo, ringrazio le persone che mi hanno insultato – alcune delle quali al momento sono ancora tra i miei amici – . Sono diventata quello che sono grazie a loro.
E sono figa 😛

(PS. Raccomando l’ascolto di “Brutta” di Alessandro Canino durante la lettura. Vi posto il video di Youtube per praticità)

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Vita vissuta dal basso – 21 marzo, una scommessa

–  Per noi booklovers è così! Anche se abbiamo già dei libri da leggere, continuiamo a comprarne, perché ogni giorno ne escono di nuovi, e di belli, e allora …

– … Allora siete stupidi.

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Perdonate il disordine della mia nuova libreria. I libri che devo leggere sono quelli che iniziano in fondo a destra. Voi ne vedete cinque, ma riempiono tutta la mensola.

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Recensione (?) librosa – “Ho mangiato abbastanza” di Giorgio Serafini Prosperi

Buonasera Visionari!

La recensione di oggi riguarda un libro che ha suscitato il vostro interesse qualche giorno fa: “Ho mangiato abbastanza”!
Qui trovate i dettagli e di seguito la mia recensione, inframezzata da appunti di vita vera* … ovvero i motivi che mi hanno portato a leggere questo volume della Sonzogno (che ringrazio per la copia) e i benefici che ne ho tratto.

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* NB: i miei appunti sono in corsivo e risulterà quasi come un dialogo

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Event for you (racconto) – “Scrittori sotto le stelle” : Massimo Polidoro

Buongiorno Visionari!

Oggi, per interrompere un po’ il flusso delle recensioni vi parlerò dell’evento a cui ho partecipato e che (stranamente) si è tenuto nella mia città:

la presentazione del libro “Non guardare nell’abisso” di Massimo Polidoro.

Ho detto stranamente, e ne ho ben donde: la mia città non è famosa per il suo lato culturale, quindi eventi del genere difficilmente si tengono qui. Probabilmente è un tentativo – un po’ mal riuscito, visto la totale mancanza di pubblicità – di attirare turisti … Ma avoja a dì, io a questi “incontri con l’autore” ci ho visto sempre e solo sambenedettesi (e pure pochi).

Insomma: la mia estetista mi aveva già avvisato a metà giugno dell’arrivo di Polidoro, ma il comunicato ufficiale c’è stato solo il 27 dello stesso mese e l’orario è stato spostato uno o due giorni prima senza avvisare nessuno (perché le notizie te le devi trovare da sola, ‘nfosse mai che all’organizzatore passa per la testa di farlo sapere).

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Vita vissuta dal basso – Comprare un libro

La mia libreria preferita a febbraio ha chiuso i battenti.

Non era l’unica della mia città, ma per me era la sola: storica, con un proprietario dalla gentilezza squisita (in realtà andava a persona, con me era di una gentilezza squisita) appassionato di Murakami e pronto a consigliarmi gli young adult che andavano di più.

In realtà dovevo rendermene conto … Le novità che arrivavano sempre più in ritardo, scatoloni che si accatastavano marchiati come “libri vecchi invenduti” quando avevano le copertine Newton&Compton nuove, e quella conversazione intercettata per caso riguardo il predominio degli e-book sulla carta stampata.

Quando mia cugina mi ha dato la notizia per me è iniziato il lutto. Sono addirittura corsa piangendo da mio padre dicendo che volevo rilevare la libreria!

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On-shop #002 – Acquisti on line

Buonasera Visionari, e benvenuti a una nuova puntata di On-Shop, la rubrica che parla degli acquisti online della sottoscritta!

Link alla prima puntata

Questa volta, per snellire i tempi, ho preferito lasciar perdere le cose tangibili che coinvolgono corrieri vari e Poste Italiane, e mi sono rivolta a cose più spirituali o, meglio dire, digitali: mi sono comprata undici ebook.

UNDICI.

Alcuni dei quali sono anche antologie…

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Vita vissuta dal basso – Turning Japanese

(il video non è – quasi – nulla di sconcio… Ma vi spiega il titolo ^^)

Buongiorno Visionari…

Oggi devo fare una confessione…

Dovete sapere che quando ho aperto questo blog il mio obiettivo era parlare delle mie passioni.

Nella mia città, infatti, i cultori della carta stampata sono pochi, idem quelli dei grandi film, e ne è prova che le librerie stanno chiudendo  e che abbiamo un solo cinema – multisala, vero, ma pur sempre uno solo.

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On-shop #001: Acquisti on line

Avete presente Becky Bloomwood di “I love shopping”?

Ebbene, se nei negozi fisici io sono il suo esatto opposto – tranne quando mi lascio trascinare – quando si tratta di negozi online mi do alla pazza gioia.

Ormai tutti i corrieri – SDA, DHL, Bartolini – mi conoscono, idem il postino con cui ormai c’è un’amicizia fraterna (benché possa essere mio padre).

Oggi proprio lui mi ha portato il nuovo bimbo, il mio autoregalo che da tempo stavo guardando e che finalmente mi sono concessa!

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Recensione librosa – “Regina Rossa” di Victoria Aveyard (ovvero: Disappunto)

Quando negli anni delle elementari giocavo con le mie amiche, il nostro passatempo preferito era far finta di essere le protagoniste di Occhi di gatto. Avete presente le tre ragazze bellissime, sorelle furbissime, ladre abilissime? Ecco.

Io interpretavo sempre Tati, visto che nel mio gruppo ero la più piccolina (di età allora, non ancora di altezza). Scura di capelli e con un taglio corto, potevo essere solo io… e mi sarebbe anche andato bene se magari questo ragionamento avesse funzionato anche per le altre.

Ma non era così.

Dimenticata Kelly (che nei casi migliori veniva affibbiata pure a me, così che mi ritrovavo ad avere una doppia identità) le bambine restanti interpretavano tutte Sheila. Che era la più bella, la più flessuosa, quella con un ragazzo!!… In due parole, la protagonista. E tutti, nella propria vita, sognano di essere protagonisti.

Penso sia dovuto a quel trauma dell’infanzia il mio odio viscerale nei confronti delle eroine senza macchia e senza paura che conquistano il boy di turno – senza fare nulla – spalleggiate da amiche a cui tocca il lavoro sporco.  Anche il mio amore per i personaggi secondari deriva da lì, specialmente se deboli o dolci – e a volte ti danno certe soddisfazioni! (Neville Paciock e Simon di Shadowhunters vi dicono nulla?)

Quindi ho sempre lasciato alle altre Bunny/Usagi/Sailor Moon. A me bastava Amy/Ami/Sailor Mercury.

Che le altre tifassero per Hikaru di Rayearth. A me andavano bene Fu e Umi (che poi Lantis e Eagle non mi piacevano mentre per Ferio e Ascot avrei fatto – e farei – carte false).

Che tutte sognassero di essere Maggie/Mikage per il suo rapporto con Karver (di cui non ricordo il nome originale). Terry/Tomomi e Nelson/Noda nel manga ne hanno uno ancora più forte.

Parallelamente al mio amore per i secondari, cresceva anche la mia ammirazione per gli antagonisti, che da tempo abbandonato lo stereotipo “ BC (Brutto e Cattivo)” avevano assunto lo status di “BCcPT (Bel Cattivo con Passato Tormentato)”. Insomma, se voi rimanete indifferenti davanti alla famiglia Malfoy e Snape, io li adoro – giusto, Snape! Un altro che da grandi soddisfazioni, odiato per sei libri e diventato l’eroe di tutti nell’ultimo…

Dunque, questa (piccola?) parentesi di vita vissuta mi sembrava necessaria per farvi capire le mie ragioni nella recensione di Regina Rossa di Victoria Aveyard – che in realtà ha scalzato altre due recensioni che avrebbero dovuto uscire da tempo, ma io devo esternare il mio disappunto perché mi sta corrodendo dentro…

Di seguito, copertina, dati e trama.

Immagine

Titolo: Regina Rossa (Red Queen)

Autrice: Victoria Aveyard

Editore: Libri Mondadori – Chrysalide

Prezzo: 19,00 €

Pagine: 432

Trama (tratta dal sito dell’editore, in cui potete leggere anche il primo capitolo)

Il mondo di Mare Barrow è diviso dal colore del sangue: rosso o argento. Mare e la sua famiglia sono Rossi, povera gente, destinata a vivere di stenti e costretta ai lavori più umili al servizio degli Argentei, valorosi guerrieri dai poteri sovrannaturali che li rendono simili a divinità. Mare ha diciassette anni e ha già perso qualsiasi fiducia nel futuro. Finché un giorno si ritrova a Palazzo e, proprio davanti alla famiglia reale al completo, scopre di avere un potere straordinario che nessun Argenteo ha mai posseduto. Eppure il suo sangue è rosso…  Mare rappresenta un’eccezione destinata a mettere in discussione l’intero sistema sociale. Il Re per evitare che trapeli la notizia la costringe a fingersi una principessa Argentea promettendola in sposa a uno dei suoi figli. Mentre Mare è sempre più risucchiata nelle dinamiche di Palazzo, decide di giocarsi tutto per aiutare la Guardia Scarlatta, il capo dei ribelli Rossi. Questo dà inizio a una danza mortale che mette un nobile contro l’altro e Mare contro il suo cuore. Regina Rossa apre una nuova serie fantasy vivida e seducente dove la lealtà e il desiderio rischiano di esseri fatali e l’unica mossa certa è il tradimento.

ATTENZIONE SPOILER! (Sconsigliatissimo leggere se avete intenzione di recuperare il libro. In caso contrario, o se siete temerari, andate pure avanti).

Mare è una ragazza disillusa, vive rubacchiando, ed è sempre messa a confronto con sua sorella minore, con cui ha un rapporto di odio – amore. Un po’ mi sono ritrovata in lei, con quella voglia di ribellione tipica dell’adolescenza, nel suo caso portata all’esasperazione dalla condizione in cui è costretta a sopravvivere.

Nel suo mondo o si è Rossi o si è Argento, per questo Mare è sorpresa e disorientata quando i suoi poteri (che tra l’altro non sono da poco e si manifestano davanti alla famiglia del re e ai nobili) la portano a diventare un’Argentea, un essere che lei stessa odia. Tuttavia si rende ben presto conto che come Mareena Titanos (il nuovo nome che le viene dato) può fare qualcosa di più per la Guardia Scarlatta – diciamo un po’ tipo la nostra Resistenza nella Seconda Guerra Mondiale – e può anche soddisfare la sua voglia di ribellione. Se si deve trovare un difetto a questa protagonista forse è il suo modo di vedere, un po’ troppo statico – i Rossi sono buoni/gli Argentei sono cattivi – ma visto quello che la sua gente è costretta a soffrire non è poi tanto incomprensibile il suo accanimento.

Ovviamente, però, Mare/Mareena non è solo coinvolta negli intrighi di palazzo, ma anche in un triangolo/quadrilatero (pentagono?) amoroso non da poco. Insieme a lei troviamo (il solito) amico d’infanzia Kilorn e (l’altro solito) figo-conosciuto-due-ore-prima-al-bar che in questo libro è Cal, il principe ereditario, ma anche (surprise! surprise!) la fidanzata di quest’ultimo, la stronzissima Evangeline, e il secondo principe, Maven.

La situazione potrebbe essere riassunta così: la protagonista è amica d’infanzia di Kilorn, con cui già pianifica di sposarsi e di avere dei bambini (anche lei non è del tutto indifferente a lui, solo a me il loro rapporto sembra unicamente fraterno). Quando è costretta a trasferirsi a palazzo, Mare/Mareena dimentica bellamente il suo amico e rivolge le sue attenzioni a Cal, il principe ereditario conosciuto due giorni prima mentre lei rubacchiava agli avventori di una taverna ai limiti del suo villaggio (ovviamente, allora non sapeva fosse un reale… Da parte mia non capisco neanche da dove arrivi tutta questa passione impetuosa nei suoi confronti). Il problema è che il principe ha da poco una promessa, l’insopportabile Evangeline, tanto bella quanto potente di famiglia e di potere, e la stessa Mare è stata promessa al fratello del principe ereditario, il secondogenito del re Maven.

Ora, sapendo dei miei trascorsi, secondo voi, di quale personaggio mi sono innamorata?

Ovviamente del trascuratissimo Maven, a cui viene assegnata una ragazza che non vuole, e con un complesso d’inferiorità nei confronti del fratello tanto simile a quello che Mare aveva nei confronti della sorella. Vi giuro, un ragazzo che è un sogno. Ha sempre la parola giusta, è in linea con le idee della protagonista, non la ostacola – compreso nei suoi sentimenti verso Cal -, la aiuta nei momenti più pericolosi per l’identità che nasconde e nei momenti di vero pericolo, si unisce addirittura alla Guardia Scarlatta!!

Un personaggio così già me lo vedevo destinato a grandi cose. Non come protagonista, ovvio, non avrebbe mai scalzato il fratello, ma ecco, senza aver finito il libro l’avevo già annoverato tra i “secondari che danno grandi soddisfazioni”. Dai, uno che agisce così non può rimanere ucciso e finire nel nulla. Non so in che posizione, non so in che modo, ma arriverà alla fine della saga e avrà una qualche ricompensa, no?

Purtroppo l’idea della Aveyard doveva essere un po’ differente della mia, visto che Maven, non potendo diventare il protagonista, negli ultimi capitoli del libro cambia registro assumendo le sembianze dell’antagonista. Di quello veramente cattivo, non il solito – almeno per adesso – bel cattivo che alla fine si converte alla causa dei buoni.

No. Non arriverà alla fine, non avrà tutti gli onori, Mare e Kilorn hanno già in programma di ucciderlo e se lo sono comunicati con lo sguardo alla fine di “Regina Rossa”.

Penso che il mio “Cheeeee?” all’una di notte si sia sentito per tutto il quartiere…

Eeeeh, vita difficile per chi ama i secondari.

*Se siete arrivati fin qui siete grandiosi*

Bene Visionari, per oggi è tutto.

Fatemi sapere se avete letto questo libro, se avevate intenzione di leggerlo o se non lo conoscevate neppure. In caso, ditemi anche se voi eravate i personaggi secondari come me o le protagoniste!!

Vita vissuta dal basso – Al lavoro!

Buongiorno Visionari.

Il post di oggi sarà poco frivolo e molto personale, spero che ne nasca un dibattito costruttivo, perché so che molti sono in una delle due situazioni che descriverò.

Tutto nasce da diversi post di amici/amiche che cercano lavoro, e da alcune discussioni nate da questi post. Ho avuto l’impressione che non vengano capite bene le implicazioni insite nel lavorare: viene presa in considerazione solo la parte dello stipendio, cosicché chi lavora è “un fortunato che fa la bella vita perché ha i soldi” mentre chi non lavora è uno che patisce.

Ridimensioniamo la cosa: un lavoro non è solo uno stipendio che entra per pagare le bollette o soddisfare bisogni più frivoli. C’è molto di più.

E questa è una piccola entry per rivedere il tutto nella giusta ottica.

  • IL LAVORO È UNA SCELTA

Non parlo della scelta di lavorare o non lavorare, parlo del fatto che è necessario scegliere con cura il lavoro. Non si tratta di essere choosy, ma di salvaguardare il proprio equilibrio interiore.

Quando ero piccola ricordo che le richieste che venivano mandate dai giovani laureati/ragazzi in cerca di lavoro erano mirate: si prendevano in conto solo aziende in linea con il proprio percorso di studi o le proprie competenze.

Adesso invece, un’ingegnere sarebbe capace di fare la commessa “perché c’è crisi”. In pratica le proprie abilità vengono sacrificate a un lavoro insoddisfacente (magari a lungo termine o indeterminato) in funzione di una paga, anche miserrima. Insomma, in funzione dei soldi.

Non metto in discussione la scelta di chi fa un tale ragionamento, solo siete sicuri? Un lavoro a tempo indeterminato non è così facile da lasciare come si pensa, se i tempi miglioreranno. Quando ormai avrete un certo prestigio nel campo che vi sarete scelti a causa della crisi, sarà difficile lasciare tutto per ricominciare da capo con un mestiere a voi più congeniale ma in cui sarete dei novellini. Sarà molto probabile che continuerete a fare quel lavoro, rimanendo insoddisfatti.

E logorandovi dentro perché sentite che quella non è la vostra strada ma non potete fare altrimenti.

A me sta succedendo così, e non lo auguro a nessuno.

  • DIMENTICATE GLI ORARI

Ebbene sì, questa è una grande fregatura: se pensate di lavorare da una data ora a un’altra (e di ricevere un giusto stipendio) rimarrete delusi, perché quella rispettata sarà solo quella d’entrata, mai quella d’uscita.

Quindi puntate la sveglia, ma non fate affidamento su quando tornerete.

Non parlo solo di straordinari (una volta ogni tanto capiterà, specialmente nei giorni prefestivi – o festivi se siete ristoratori o simili) ma di vere e proprie seccature dell’ultimo minuto che sono all’ordine del giorno.

La telefonata-fiume di qualcuno che cerca espressamente voi mentre state uscendo perché il vostro turno è finito. La pulizia del posto di lavoro (poco male se è una scrivania, ma pensate a chi lavora al banco gastronomia di un supermercato, magari bello grande…). Il programma per registrare gli incassi della giornata che non funziona, quindi dovete trascrivere tutto a mano. Il tizio che all’ultimo minuto si presenta per… qualsiasi cosa. (Specialmente in questo ultimo caso si è tentati di mandarlo al diavolo, ma pensateci bene: magari lui/lei è appena uscito dal suo, di lavoro).

Calma, pazienza, tanta buona volontà… e preparatevi a essere in ritardo.

  • FERIE, QUESTE SCONOSCIUTE

L e ferie sono sempre l’argomento che più mi fa divertire ed irritare quando ne parlo con chi non ha lavoro. Anzi, ferie e tempo libero, perché per qualche strana ragione puoi pure fare un lavoro full time ma quelli che non godono del privilegio di stare tutto il giorno dietro una scrivania penseranno che sei sempre libero e (visto che hai i soldi) che puoi fare delle vacanze lunghe un mese.

Scusate la crudezza del linguaggio, ma se ci pensate bene è una cazzata. In questo caso direi che calza a pennello il detto popolare “Chi ha il pane non ha i denti, chi ha i denti non ha il pane”: chi lavora magari guadagna sì, ma il tempo per impiegare quei soldi nel divertimento è piuttosto risicato.

Io, ad esempio, sono impiegata dalle 9.00 alle 19.00: chissà per quale strano motivo la gente continua ad invitarmi ad aperitivi alle 18.00, mi chiede se sono d’accordo a spostare la lezione di piscina alle 19.00 ed è convinta che il 24 e il 31 dicembre non si lavori. E ovviamente “Tu, Cla, i soldi ce l’hai (come se lo stipendio fosse milionario…), perché non ti fai quella vacanza in Giappone che sogni da tanto tempo?”.

Beh, magari perché una settimana non mi basta a visitare neppure un quartiere di Tokyo? Perché, sia ben chiaro, due settimane di ferie DI SEGUITO non si possono prendere se non con il preavviso di mesi e il consenso di colleghi e “capi”.

Lo so, dipende da lavoro a lavoro, ma questa è una cosa che tanti aspiranti lavoratori fraintendono: quando sarete alle prese con un impiego, qualunque esso sia, non avrete tempo libero se non nel vostro giorno di pausa (se vi va bene). E le ferie, sono solo per metà in mano vostra: io in sei anni ho dovuto saltarle perché un mio collega si è dovuto operare (addio quattro giorni a Lucca!), sono dovuta tornare al lavoro perché nessuno mi sostituiva (meno male che stavo a godermi l’estate in città…), sono stata costretta a non lavorare i pomeriggi di agosto perché metà delle ferie sono scelte dai datori di lavoro (quando a me del mare non me ne può fregare di meno, mentre 15 giorni in più mi farebbero tanto piacere durante l’anno)… e così via.

Quindi, se qualcuno vi dice “Quando ti invidio, tu che hai tanto tempo libero!”, prima di rispondergli anche solo mentalmente con “Taci, tu che hai un lavoro!” pensate anche a questo… e sì, consideratevi fortunati.

Ci sarebbero altri aspetti da prendere in considerazione, ma mi pare di aver scritto abbastanza a e non vorrei annoiarvi. Non so se la mia visione è dovuta al mio lavoro che non mi soddisfa o se qualcun altro pensa le stesse cose…

Voi lavorate, studiate, siete in cerca?

Datemi un feedback e fatemi sapere cosa ne pensate!!

A presto…