Recensione librosa – “Cose che non voglio dimenticare” di Lara Avery

Buongiorno Visionari e buon aprile!

Quest’oggi vi porto la recensione di un libro che ha scalato la classifica del mio cuore. Una vicenda terribilmente reale che si è insediata tra i fantasy della mia top ten e che ho già eletto a personale migliore lettura del 2018.

*Sono un po’ in hype perché da tempo volevo farvi questa recensione e solo adesso la mia Musa ha deciso di coadiuvarmi nell’impresa…*

Vi presento “Cose che non voglio dimenticare” di Lara Avery.

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La copertina originale non mi piace per niente, quindi vi rifilo la mia foto di quella italiana!

Titolo: Cose che non voglio dimenticare

Autore: Lara Avery

Editore: Libri Mondadori

Prezzo: xxx (regalo di un’amica, sebbene su richiesta)

Trama: “Se stai leggendo queste parole, probabilmente ti stai chiedendo chi sei. Sei me, Samantha Agatha McCoy, in un futuro non troppo lontano. Sto scrivendo queste righe per te. Dicono che la mia memoria non sarà più la stessa, che comincerò a dimenticare le cose. Per questo ti scrivo. Per ricordare.” Samantha aveva in testa un piano ben preciso. Per prima cosa vincere il campionato nazionale di dibattito, poi trasferirsi a New York e diventare un affermato avvocato per i diritti umani. E infine, ovviamente, conquistare Stuart Shah, il ragazzo di cui è pazza. Tra lei e i suoi progetti però si mette in mezzo la rara malattia genetica di cui è affetta e che poco alla volta – così dicono i medici – le porterà via la memoria e la salute. Ma tutto si può dire di Sammie tranne che sia una diciassettenne che si abbatte facilmente. A un destino tanto assurdo, infatti, decide di opporsi con tutte le sue forze. E lo fa nell’unico modo che conosce: scrivendo. In un diario assolutamente non convenzionale, indirizzato alla sua futura sé e ribattezzato Libro delle cose che non voglio dimenticare, inizia ad annotare tutti i momenti belli (e meno belli) della sua vita: dal riavvicinamento al suo più vecchio e caro amico ai mille modi che lui si inventa per farla ridere, al primo romanticissimo appuntamento con il suo grande amore. E poi, ancora, dalle persone che le hanno spezzato il cuore e quelle che glielo hanno “aggiustato”. Perché se davvero lei dovrà andarsene presto, almeno lo farà con la consapevolezza di aver prima assaporato tutto ciò che la vita poteva regalarle. (da IBS)

Sia ben chiaro, non è la prima volta che leggo una storia triste. Sebbene cerchi di evitarle – la  lettura per me deve essere evasione – ci sono dei piccoli gioiellini che non possono essere ignorati.
Penso a “Wonder” e alla gentilezza di Auggie  e a “Melody” e il coraggio della protagonista omonima. Le loro storie di riscatto mi hanno fatto singhiozzare senza ritegno e al contempo sorridere soddisfatta per come si erano svolti gli eventi. Non mi pento di averli letti e hanno un posto d’onore tra i miei libri preferiti.

La loro storia però è esattamente l’opposto di quella di Sammie, che non solo mi ha fatto singhiozzare e piangere a fine libro, ma addirittura quando mi capitava di ripensarci! Per me, che non provo mai così tanta empatia nei confronti di un personaggio non reale, commuovermi è qualcosa di eccezionale, senza contare che con la giovane McCoy mi sono immedesimata fin dall’inizio: la sua descrizione della se stessa 14enne è praticamente la mia.

Una volta, Futura Sam, quando avevi quattordici anni, eri davvero poco popolare (quello non è cambiato), ti sentivi alienata e ti pareva che non ci fosse un posto per te alle superiori. I tuoi genitori non ti compravano vestiti trendy, eri sempre la prima eliminata a dodgeball, non sapevi di doverti scusare dopo che ti era scappato un rutto ed eri diventata un’enciclopedia umana di creature mitologiche e veicoli spaziali scientificamente impossibili. In breve: ti importava più della Terra di Mezzo che della Terra vera e propria.

Come se non bastasse anche l’età in cui la protagonista scopre di avere un male genetico incurabile corrisponde pressappoco alla mia quando ho fatto la medesima scoperta… Una pugnalata al cuore.

Specialmente perché la storia di Sammie non ha nulla delle storie di riscatto tipo “Wonder” o “Melody”.
È più un lento declino.

La giovane McCoy, infatti, nasce perfettamente sana,  non ha malformazioni fisiche (a differenza di Auggie e Melody) e ha una mente brillante che mano a mano va cambiando a causa della malattia genetica scoperta a soli 17 anni e fino ad allora “dormiente”.
Perdite di memoria, momenti di smarrimento, addirittura allucinazioni sono i primi sintomi di quello che la protagonista sarà costretta ad affrontare durante la sua vita, e il lettore assiste doppiamente impotente perché sa di non poter fare nulla nel libro e al contempo non potrebbe fare nulla se qualcosa di simile accadesse nella sua quotidianità.

Non vi vengono già i lucciconi?

Fatemi sapere se l’avete già letto, pensate di leggerlo ora o… volete evitare di mettervi a piangere tutte le vostre lacrime, come ho fatto io!!

Al prossimo post!!

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