Recensione librosa – “Questo minuscolo, inutile cuore” di Toni Jordan

Buongiorno Visionari!

La recensione del giorno non riguarda un libro letto mesi fa, bensì una novità che è uscita ieri e che consiglio di non farvi scappare! Ho avuto la fortuna di leggerla in anteprima grazie alla Marsilio e non posso fare a meno di consigliarvela: siete pronti ad entrare nel weekend più caotico ed “equivoco”che abbiate mai visto?

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Copertina originale

Titolo: Questo minuscolo, inutile cuore

Autore: Toni Jordan

Editore: Marsilio Editori

Trama: In una villetta alla periferia residenziale di Melbourne, in pieno suburbio, nella quasi-campagna fondata sulla monocultura della famiglia nucleare, Henry e Caroline stanno per lasciarsi. Henry ha intenzione di salire su un aereo per andarsi a godere una breve vacanza al mare insieme a Martha, la nuova, giovanissima compagna, che è poi la maestra elementare della figlia Mercedes. Caroline, dopo essersi sfogata sul guardaroba del marito infedele, parte all’inseguimento di Henry per cercare di riconquistarlo. Intanto, Craig e Lesley – i vicini – sono passati per testimoniare la propria solidarietà alla coppia in crisi. E di lì a poco Craig tornerà a casa di Henry e Caroline da solo, con tutt’altre intenzioni. Mentre gli adulti sono impegnati a fare ordine nella loro vita, sarà zia Janice, la sorella di Caroline, a occuparsi di Mercedes e della piccola Paris, chiusa in un ostinato mutismo. È Janice la persona sensata della famiglia, una microbiologa che ama il suo lavoro e crede con fervore nella bellezza del metodo scientifico e nella capacità della scienza di spiegarle il mondo intero. In fondo, a sentir lei, anche in amore tutto dipende dai batteri. Adorabili, ragionevoli, affidabili. Perché l’amore non ha nulla di razionale, non è una cosa a cui si pensa, in cui si decide di entrare o da cui si decide di uscire. (dal sito dell’editore).

La sorella se ne è appena andata, e a Janice si prospetta un weekend insolito (per i suoi standard, che prevedono osservare colture di batteri) ma tranquillo: adora le nipoti, le figlie che non ha mai avuto. Eppure qualcosa (o meglio, qualcuno) scombina i suoi piani: Craig, il vicino di casa, che la scambia per la sorella e s’infila ignudo nel suo letto, mentre la nostra povera protagonista sta cercando di riposare.

Janice tenta in tutti i modi di dissuadere il nuovo arrivato – che ha gusti molto ampi, visto che non considera un problema lo scambio di persona – ma altri arrivi improvvisi le cambiano di nuovo le carte in tavola: tipo Leslie, la moglie di Craig, che non vedendo il marito in casa ha pensato (bene) di trovarlo lì e… Alec, l’ex marito di Janice, vittima  anche lei della maledizione di famiglia, dove non c’è donna che non abbia avuto problemi coniugali.

(Sebbene nel suo caso il problema fosse lei. È lei che ha lasciato il marito con il pretesto che non l’amava più, anche se i due ancora non riescono a dimenticarsi l’uno dell’altro).

Ma poteva forse finire così? Certo che no. Ed ecco che, in ordine, in casa arrivano anche Martha, Caroline ed Henry. E il libro, da racconto che era, diventa nella seconda parte quasi una sceneggiatura, un solo dialogo confusionario tra tutti i personaggi che affollano il soggiorno della villetta. Bugie, verità nascoste, tradimenti vengono a galla uno dietro l’altro, e quando si pensa che non si possa andare peggio di così accade qualcosa di inaspettato che fa precipitare ancora di più la situazione, come in ogni commedia degli equivoci che si rispetti.

Già, commedia degli equivoci. Avete presente di cosa sto parlando? Quelle storie in cui l’inverosimile viene accettato senza esitazione e diventa possibile. Solitamente rido davanti a queste situazioni, ma se vengono reiterate mi innervosisco … e non fa eccezione questo libro, che tuttavia non tira troppo per le lunghe (anche se la relazione che Lesley si inventa per ripicca sul marito è davvero idiota, e avrei preferito farne a meno) e che presenta delle qualità che fanno dimenticare ogni piccola pecca.

Prima di tutto i personaggi: partendo da Janice per finire con le piccole Mercedes e Paris, non ce n’è uno che sia completamente sano di mente. Forse si salvano solo Alec e Mercedes, ma proprio per questo sono quelli che parlano di meno.

Poi il cambio di inquadratura. Sebbene a parlare sia sempre Janice e al presente, come ho già detto nella seconda parte sembra che i personaggi stiano recitando su un palco mentre lo spettatore è seduto in platea, e si deve stare molto attenti a chi parla. Sono almeno tre dialoghi tra tre dicotomie che si intersecano, si interrompono per riprendere più tardi, divagano.

E infine, i riferimenti alle serie tv. Toni Jordan quasi ne abusa, e come non amarla per questo?
Vi spoilero il mio momento preferito: quando Janice cerca di allontanare le avances di Alec – sebbene senta le farfalle nello stomaco – si inventa di frequentare un tipo che vive al Nord, si occupa di muri e manutenzione di essi, con un cane che adora, di nome Spettro… Vi ricorda qualcuno??

Cos’altro vi posso dire? Non indugiate oltre e correte in libreria!!

PS. Vi allego quello che mi ha mandato la Marsilio con il libro ❤

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