Recensione librosa – “La scienza in valigia” di Jacopo Pasotti

Buongiorno Visionari e buon agosto!

Avete pianificato la vostra vacanza nel mese più caldo dell’anno? Io preferisco giugno e settembre – sono leggermente più freschi – ma ammetto che ho una gran voglia di partire …

La causa di questo desiderio improvviso è un libro per cui ho fatto le due di notte. Un saggio, per la precisione, che Codice Edizioni mi ha gentilmente offerto in anteprima (ma che ci ho messo un po’ a finire, perché l’estate mi sfibra).

Partiamo dunque senza indugi e conosciamo “La scienza in valigia” di Jacopo Pasotti. Scommettiamo che dopo vorrete viaggiare anche voi verso mete più o meno esotiche?

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Pagina interna troppo carina!!

Titolo: La scienza in valigia

Autore: Jacopo Pasotti

Edizioni: Codice Edizioni

Ammetto che difficilmente dei saggi entrano nella mia libreria. Io sono più un tipo “da narrativa” (se esiste una tale definizione), così, quando la CE mi ha offerto la possibilità di scegliere un volume dal catalogo saggistica, sono rimasta spiazzata.
Tuttavia, aprendo il catalogo, mi sono accorta che la Codice offre dei saggi molto anticonvenzionali … E non ho potuto resistere davanti a questa copertina e a un titolo che suonava molto vacanziero (anche se ammetto che all’inizio avevo letto “La scienza DELLA valigia”, come se preparare i bagagli fosse tutta una questione di logica – e ci potrebbe pure stare visto che io non li so fare …)

Jacopo Pasotti usa l’espediente del viaggio – dalla scelta della meta fino alla sua conclusione – per dare risposta ai quesiti  che un viaggiatore assetato di scienza potrebbe porsi.

Scegliere il luogo di destinazione diventa così un’ottima occasione per spiegare perché il clima è caldo ai tropici e freddo ai poli e uno stratagemma per consigliare gli hotspot terrestre e marino di biodiversità come mete diverse dal solito (e vi assicuro che già da qui sale un’irrefrenabile voglia di fare le valigie).
Senza tralasciare nulla si passa dai deserti alle megalopoli, e proprio come un viaggiatore pronto ad ogni evenienza, lo scrittore si preoccupa anche di enumerare le malattie che si possono contrarre all’estero (pretesto per parlare di zanzare portatrici di febbre gialla e malaria e dissertare soprattutto su quest’ultima).

Ma queste sono solo le prime due parti, “Pianificare il viaggio” e “Fare le valigie”.

Nella terza parte, infatti, dal titolo esplicativo “Cielo, sto volando!” Pasotti introduce la star del libro: l’aereo. Dopotutto è il mezzo più usato per i lunghi viaggi, no? Veniamo così edotti sul suo funzionamento (attendevo con ansia questa spiegazione: mi sono sempre chiesta come potesse volare nonostante la sua stazza ma non ho mai cercato delucidazioni!), sull’igiene che sembra sia inesistente ma c’è finanche sul modo in cui vengono utilizzate le correnti per ottimizzare il volo.

Tuttavia la semplice erudizione sull’aereo e gli altri mezzi di trasporto non può soddisfare la voglia di conoscere di un appassionato di scienza (o il lettore che si trova tra le mani questo libro): lo scrittore lo sa bene, così, sempre all’interno della seconda parte, un capitolo è dedicato alla stanchezza che un viaggio arreca, e un altro all’orientamento .
Queste due parti sono state le mie preferite: sebbene mi abbiano distrutto cose che per me erano certe e conosciute come il tramonto e le carte geografiche ci sono lunghe dissertazioni su fuso orario, meridiani e paralleli, tre cose che mi affascinano!

(Inoltre c’è un piccolo excursus sul turismo sostenibile, dove ci si chiede quanto ci sia di veramente eco).

… Purtroppo però un viaggio ha sempre una fine, una conclusione che di solito è il ritorno al tran-tran quotidiano.
Nella parte “Ricordi di viaggio” si contempla questo aspetto. Il viaggio di ritorno è sempre più breve, tuttavia Pasotti non cede alla tristezza e velatamente suggerisce di ripartire. “La scienza in valigia” diventa qui un saggio sull’ecologia, che fa paragoni tra i vari mezzi di trasporto e spiega gli effetti che i nostri viaggi hanno sull’ambiente – occasione  perfetta per inserire un piccolo excursus sulle mete da visitare assolutamente nei prossimi anni perché non potrebbero esistere più, inghiottite dal mare – si parla di millenni, ovviamente. Tra queste, due perle italiane come Ravenna e Pisa).

E per il futuro … Avete mai pensato allo spazio? Perché c’è già chi si sta attrezzando …

Bene, per oggi è tutto!
Vi ho incuriositi? Siete appassionati di scienza o vi tenete lontani dai saggi che ne trattano?
Fatemelo sapere con un commento!

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