Vita vissuta dal basso – Al lavoro!

Buongiorno Visionari.

Il post di oggi sarà poco frivolo e molto personale, spero che ne nasca un dibattito costruttivo, perché so che molti sono in una delle due situazioni che descriverò.

Tutto nasce da diversi post di amici/amiche che cercano lavoro, e da alcune discussioni nate da questi post. Ho avuto l’impressione che non vengano capite bene le implicazioni insite nel lavorare: viene presa in considerazione solo la parte dello stipendio, cosicché chi lavora è “un fortunato che fa la bella vita perché ha i soldi” mentre chi non lavora è uno che patisce.

Ridimensioniamo la cosa: un lavoro non è solo uno stipendio che entra per pagare le bollette o soddisfare bisogni più frivoli. C’è molto di più.

E questa è una piccola entry per rivedere il tutto nella giusta ottica.

  • IL LAVORO È UNA SCELTA

Non parlo della scelta di lavorare o non lavorare, parlo del fatto che è necessario scegliere con cura il lavoro. Non si tratta di essere choosy, ma di salvaguardare il proprio equilibrio interiore.

Quando ero piccola ricordo che le richieste che venivano mandate dai giovani laureati/ragazzi in cerca di lavoro erano mirate: si prendevano in conto solo aziende in linea con il proprio percorso di studi o le proprie competenze.

Adesso invece, un’ingegnere sarebbe capace di fare la commessa “perché c’è crisi”. In pratica le proprie abilità vengono sacrificate a un lavoro insoddisfacente (magari a lungo termine o indeterminato) in funzione di una paga, anche miserrima. Insomma, in funzione dei soldi.

Non metto in discussione la scelta di chi fa un tale ragionamento, solo siete sicuri? Un lavoro a tempo indeterminato non è così facile da lasciare come si pensa, se i tempi miglioreranno. Quando ormai avrete un certo prestigio nel campo che vi sarete scelti a causa della crisi, sarà difficile lasciare tutto per ricominciare da capo con un mestiere a voi più congeniale ma in cui sarete dei novellini. Sarà molto probabile che continuerete a fare quel lavoro, rimanendo insoddisfatti.

E logorandovi dentro perché sentite che quella non è la vostra strada ma non potete fare altrimenti.

A me sta succedendo così, e non lo auguro a nessuno.

  • DIMENTICATE GLI ORARI

Ebbene sì, questa è una grande fregatura: se pensate di lavorare da una data ora a un’altra (e di ricevere un giusto stipendio) rimarrete delusi, perché quella rispettata sarà solo quella d’entrata, mai quella d’uscita.

Quindi puntate la sveglia, ma non fate affidamento su quando tornerete.

Non parlo solo di straordinari (una volta ogni tanto capiterà, specialmente nei giorni prefestivi – o festivi se siete ristoratori o simili) ma di vere e proprie seccature dell’ultimo minuto che sono all’ordine del giorno.

La telefonata-fiume di qualcuno che cerca espressamente voi mentre state uscendo perché il vostro turno è finito. La pulizia del posto di lavoro (poco male se è una scrivania, ma pensate a chi lavora al banco gastronomia di un supermercato, magari bello grande…). Il programma per registrare gli incassi della giornata che non funziona, quindi dovete trascrivere tutto a mano. Il tizio che all’ultimo minuto si presenta per… qualsiasi cosa. (Specialmente in questo ultimo caso si è tentati di mandarlo al diavolo, ma pensateci bene: magari lui/lei è appena uscito dal suo, di lavoro).

Calma, pazienza, tanta buona volontà… e preparatevi a essere in ritardo.

  • FERIE, QUESTE SCONOSCIUTE

L e ferie sono sempre l’argomento che più mi fa divertire ed irritare quando ne parlo con chi non ha lavoro. Anzi, ferie e tempo libero, perché per qualche strana ragione puoi pure fare un lavoro full time ma quelli che non godono del privilegio di stare tutto il giorno dietro una scrivania penseranno che sei sempre libero e (visto che hai i soldi) che puoi fare delle vacanze lunghe un mese.

Scusate la crudezza del linguaggio, ma se ci pensate bene è una cazzata. In questo caso direi che calza a pennello il detto popolare “Chi ha il pane non ha i denti, chi ha i denti non ha il pane”: chi lavora magari guadagna sì, ma il tempo per impiegare quei soldi nel divertimento è piuttosto risicato.

Io, ad esempio, sono impiegata dalle 9.00 alle 19.00: chissà per quale strano motivo la gente continua ad invitarmi ad aperitivi alle 18.00, mi chiede se sono d’accordo a spostare la lezione di piscina alle 19.00 ed è convinta che il 24 e il 31 dicembre non si lavori. E ovviamente “Tu, Cla, i soldi ce l’hai (come se lo stipendio fosse milionario…), perché non ti fai quella vacanza in Giappone che sogni da tanto tempo?”.

Beh, magari perché una settimana non mi basta a visitare neppure un quartiere di Tokyo? Perché, sia ben chiaro, due settimane di ferie DI SEGUITO non si possono prendere se non con il preavviso di mesi e il consenso di colleghi e “capi”.

Lo so, dipende da lavoro a lavoro, ma questa è una cosa che tanti aspiranti lavoratori fraintendono: quando sarete alle prese con un impiego, qualunque esso sia, non avrete tempo libero se non nel vostro giorno di pausa (se vi va bene). E le ferie, sono solo per metà in mano vostra: io in sei anni ho dovuto saltarle perché un mio collega si è dovuto operare (addio quattro giorni a Lucca!), sono dovuta tornare al lavoro perché nessuno mi sostituiva (meno male che stavo a godermi l’estate in città…), sono stata costretta a non lavorare i pomeriggi di agosto perché metà delle ferie sono scelte dai datori di lavoro (quando a me del mare non me ne può fregare di meno, mentre 15 giorni in più mi farebbero tanto piacere durante l’anno)… e così via.

Quindi, se qualcuno vi dice “Quando ti invidio, tu che hai tanto tempo libero!”, prima di rispondergli anche solo mentalmente con “Taci, tu che hai un lavoro!” pensate anche a questo… e sì, consideratevi fortunati.

Ci sarebbero altri aspetti da prendere in considerazione, ma mi pare di aver scritto abbastanza a e non vorrei annoiarvi. Non so se la mia visione è dovuta al mio lavoro che non mi soddisfa o se qualcun altro pensa le stesse cose…

Voi lavorate, studiate, siete in cerca?

Datemi un feedback e fatemi sapere cosa ne pensate!!

A presto…

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13 thoughts on “Vita vissuta dal basso – Al lavoro!

  1. Purtroppo non sempre c’è la possibilità di sceglierlo, il lavoro. Ma in linea di massima sono perfettamente d’accordo con te: si dovrebbe fare non semplicemente il lavoro che sappiamo fare ma possibilmente anche quello che ci gratifica e ci fa sentire realizzati…

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    1. Ti capisco, perché anche io il mio lavoro non l’ho scelto. Anzi, è quello che da piccola avevo giurato e spergiurato di non fare mai, tanto che dopo il primo giorno sono scoppiata a piangere appena uscita! Quando mi dicevano che il lavoro ti deve piacere ho sempre pensato fossero stron*ate, solo dopo ho capito cosa significava. So che non sempre il lavoro te lo puoi scegliere, ma svendersi non è mai la cosa giusta.

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  2. Bel post, moooolto -fin troppo- reale… MI hai trasmesso sofferenza.
    Sinceramente sono un po’ combattuta sull’argomento lavoro,mi sto affacciando a questo mondo prima volta cercando qualcosa da fare proprio per “guadagnare qualcosa” perché diciamocelo, già a ventidue anni continuare a gravare sui genitori non è bello ed è anche troppo limitante.
    Il problema è che non trovo nulla, nè in campo linguistico (che sto studiando) nè in qualsiasi altro campo… e questo mi fa riflettere tantissimo. Io, ad un anno dalla laurea, troverò qualcosa nel mio ambito? Se le cose non cambiano direi di no. Ha senso allora, come dici tu, accettare un lavoro che non piace solo per i soldi? Non lo so. Non siamo fatti per questo, abbiamo tutti bisogno di stimoli e motivazione per continuare, ma “senza quattrini non puoi campà” come dice mio nonno mischiando una decina di dialetti e di accenti.
    La questione ferie so che è un vero disastro, nessuno dei “lavoratori” che conosco esce mai soddisfatto dalla lotta per accaparrarsi dei giorni di fila decenti e i turni di lavoro sono massacranti.
    Insomma, sia per chi non ha un lavoro che per chi ce l’ha la situazione è drammatica: tieni duro, qualcosa dovrà cambiare.

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    1. Ciao!
      Ti rispondo partendo dalle ferie.

      Per me devo ammettere che non sono andate poi così male. Visto che non mi piace il mare non mi accapiglio con gli altri per la/le settimana/e a giugno-luglio-agosto-settembre e nessuno mi ha mai vietato di farmi i miei sette giorni a fine ottobre-inizio novembre.
      Quello che volevo dire con l’articolo, però, è diverso: ci sono persone “non lavoratrici” che quando finalmente prendono un lavoro iniziano già a progettare viaggi a Bora Bora senza rendersi conto che le ferie devono essere “conquistate” con lunghe battaglie con datori di lavoro e colleghi. Se poi si perde la guerra iniziano a lamentarsi… Non è così facile.
      Il mio primo anno io le ferie me le sono giocate con il famoso mese di agosto in cui si lavora metà giornata (sono stata assunta a luglio, mi toccavano 15 giorni). Potevo lamentarmi? No.

      Tuo nonno ha ragione (e dalle parole mi fa pensare pure che sia marchigiano quanto me). Però io parlo di abilità in senso lato.
      Mi spiego: io, come ex studentessa di Scienze della Comunicazione, se volessi trovare un lavoro dovrei puntare solo alla giornalista/scrittrice, al massimo organizzatrice di eventi. Visto che non credo siano figure molto richieste, potrei pensare a qualcosa che “faccia il paio” con le mie abilità: per esempio non ho paura del pubblico e mi piace stare a contatto con la gente e parlare alle persone. Potrei fare la commessa e consigliare qualcosa (magari profumi, vestiti no, ho un pessimo senso estetico).
      Nel mio esempio, a meno che un’ingegnere abbia le mie stesse velleità e voglia inserire qualcosa nel curriculum, non avrebbe senso ad impelagarsi in un lavoro del genere…

      Spero di essere stata abbastanza chiara!
      Comunque tendo sempre a precisare che si tratta di un’idea personale!

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  3. Lavoro dalle 8.30 alle 17 (in teoria) e sono tra due fuochi: l’ufficio del personale che ci impone di uscire al nostro orario e i capi che ti riprendono perché te ne vai presto.
    Quando ti invitano ad uscire la sera e non capiscono che alle 11 hai sonno? O il venerdì sera al cinema? Perché pagare per dormire?
    Le ferie? Sono un fragile equilibrio fatto di complessi algoritmi: 5 giorni tra giugno, luglio o settembre e non più di 15 lavorativi ad agosto, di cui 4,5 chiusura. Senza sovrapporsi per non lasciare l’ufficio scoperto.
    Sulla carta posso prendere le ferie tutto l’anno, di fatto non me le autorizzeranno mai.
    Comunque sono fortunata perché lavoro in un’azienda di circa 300 dipendenti quindi, se manco io, qualcun altro che fa il mio lavoro c’è sempre.
    P.S. L’anno scorso ci sono rimasti male perché ci hanno chiesto di lavorare un sabato di fine luglio (con preavviso di 1 giorno) e nessuno ha dato la disponibilità

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      1. No no no, tutto normale!
        Noi per le ferie ci siamo dovuti mettere d’accordo in due. Ogni unità organizzativa è come se fosse un’azienda diversa, quindi anche se la società è grandina, cambia poco.

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