Recensione librosa – “1984” di George Orwell

Salve Visionari!

Oggi si parla di libri, precisamente di un’opera vecchiotta, conosciuta come il Distopico dei distopici. Io l’ho vista nella famosa bancarella di Santa Lucia e me ne sono innamorata all’istante tanto da farla mia, fidandomi del fatto che non ci fosse un commento negativo sul suo conto.

(Ora ci sarà. Il mio.)

Ma bando alle ciance, e vediamo subito la trama (la mia edizione è Oscar Mondadori, quindi la prendo dal sito Mondadori Store):

L’azione si svolge in un futuro prossimo del mondo in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c’è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un’esistenza “sovversiva”.

Immagino che già alle parole “Grande Fratello” avrete capito che sto parlando di “1984” di George Orwell, scritto nel 1948 (l’autore infatti ribaltò i due numeri finali dell’anno per decidere quando ambientare la storia) e pubblicato nel 1949.

Il libro era da lungo nella mia lista di “classici da leggere almeno una volta nella vita” per questo, quando l’ho visto in sconto, non ho saputo resistere. Dello stesso autore avevo divorato “La fattoria degli animali” diversi anni fa e mi era piaciuto immensamente, quindi pensavo che mi sarei appassionata ugualmente alle vicende di questo “Smith”.

(Ma così non è stato.)

www.mondadoristore.it

La copertina rappresenta un mondo in bianco e nero. Ai punti cardinali sorgono quattro edifici che possono essere facilmente presi per i quattro palazzi in cui si amministra la società in Oceania (ex Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Islanda e Sud Africa, capitale Londra): il Ministero della Verità, il Ministero della Pace, il Ministero dell’Amore e il Ministero dell’Abbondanza. Nomi che evocano immagini completamente illusorie, come spiega il libro stesso:

Il Ministero della Pace si occupa della guerra, il ministero della Verità, della menzogna, il Ministero dell’Amore, delle torture, e il Ministero dell’Abbondanza, infine, della carestia.

Orwell non si abbandona ai preamboli e ci catapulta fin dalle prime immagini in questa realtà distopica (o utopia al contrario) oppressiva: un mondo in cui i teleschermi sorvegliano le azioni e le parole delle persone, dove la psicopolizia ne carpisce anche i pensieri. Non si sfugge al governo, non si sfugge al Grande Fratello, non si sfugge alla magia della lettura che ci fa apparire tutto conosciuto e al contempo estraneo. Attraverso i pensieri, le parole, i gesti di Winston Smith (il protagonista) riusciamo a decifrare questo “non-tanto-nuovo” mondo che ci viene proposto, capendone le usanze, i riti, l’orrore.

Peccato che sia tutto irrimediabilmente noioso.

N.O.I.O.S.O.

Non riuscivo a tenere gli occhi aperti per più di tre pagine, nonostante mi sforzassi. La narrazione procedeva lenta, e lentamente arrancavo io, dedicando due settimane a questo mattone quando avrei dovuto finirlo in un weekend, come mi capita con la maggiorparte dei libri.

Per non parlare dell’ “esistenza sovversiva” (cit. trama) di Smith.

Non so, forse io ho una visione delle realtà distopiche come di qualcosa che deve essere distrutto: c’è sempre qualcuno che decide che deve mettere fine alle cose, no? Miracolosamente – e assurdamente – non  viene mai catturato, ma alla fine riporta tutto alla cosiddetta normalità.

Winston di sovversivo scrive un diario. Idea che si arena dopo pochi capitoli.

Winston di sovversivo intrattiene una relazione con Julia (personaggio odioso, tra l’altro) ma più che interessato a lei sembra interessato alle antichità del negozio che ospita i loro incontri d’amore.

Winston di sovversivo… Che fa? Non ha intenzione di ribaltare il sistema, è un inetto.

Winston è quello che potremmo essere noi in una società che sempre più si sta avvicinando ad essere quella del Grande Fratello, in cui

War is peace.

La guerra è pace.

Freedom is slavery.

La libertà è schiavitù.

Ignorance is strength.

L’ignoranza è forza.

Per oggi è tutto!

Lasciate un commentino qui sotto per fatemi sapere se avete letto “1984”, se avete obiezioni sulla mia visione o se vi ho invogliato a leggerlo (con una recensione negativa??)

Bye!

 

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4 thoughts on “Recensione librosa – “1984” di George Orwell

  1. Io ho questo libro in testa da quando l’ho studiato a scuola in letteratura inglese. Pensavo sempre che comunque era un distopico, uno dei primi nati penso perché comunque è datato, e che molti distopici moderni si saranno ispirati a qualcosa…magari a 1984.
    Ora con questa recensione negativa credo di non volerlo più leggere! ahah
    Mi butto sulla fattoria degli animali, tanto ho studiato anche quello.

    Mi piace

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