Tag tag tag tag me! I wanna be tagged! – Buoni propositi… un anno dopo

Buonasera Visionari!

Siamo al secondo mese del 2016, il 2015 sta per essere definitivamente accantonato… E io mi ritrovo a fare questo tag in ritardissimo!

Un tag, tra l’altro, che riguarda i buoni propositi. Ovvero quegli obiettivi che io non mi sono mai posta il 1 gennaio… Dato che sono estremamente mutevole di animo e idee (“Sei proprio una Gemelli!” direbbe mia madre), mi è sempre sembrato che fosse una perdita di tempo annotarsi mete da raggiungere – che sarebbero cambiate ogni 5 giorni. Così a che pro?

Però l’idea di questo tag mi è sembrata carina. La riporto.

Si inizia l’anno nuovo parlando sempre dei buoni propositi ma non parliamo mai di quelli dell’anno appena finito, se siamo state coerenti e brave a mantenerli oppure se ci siamo perse per strada sperando di poterli tenere per l’anno prossimo. Quindi questo TAG parla di buoni propositi ma quelli del 2015!!! 

Ognuna di noi un anno fa avrà pensato ai nuovi propositi per il 2015 ma li avrà mantenuti?

img_0881Riporto anche le regole.

  • Inserire la foto del TAG che trovate qui sopra. 
  • Citare l’ideatrice del TAG (Www.Evoichenepensate.com)
  • Citare anche chi vi ha taggati
  • Nominare altri blog ed avvisarli della nomina

Quindi… Grazie Ideatrice del tag, grazie Bellezza In The City che hai preso sul serio la mia richiesta di essere taggata a tutto spiano… E iniziamo!

(Il mio post riguarderà gli obiettivi che mi sono prefissata durante il 2015 e non all’inizio, ma cambia poco, no?)

  1. Andare in modo continuativo in palestra.

Vi è mai capitato di iniziare una relazione con qualcuno che vi fa stare veramente bene? Sembra tutto sublime, meraviglioso, magnifico… Poi affiorano i difetti, e nei casi peggiori, sono in numero superiore ai pregi, e il vostro sogno idilliaco si rompe. Iniziate a provare noia con quella persona, addirittura la detestate e poi rompete.

Ecco, questo è il mio rapporto con la palestra.

All’inizio è la migliore palestra che si possa trovare, e l’attività che faccio è strepitosa… Poi basta un piccolo stop (un giorno out, il mio “riposo mensile” dovuto a… se siete ragazze capite a cosa) e iniziano a sorgermi dubbi. L’attività fisica va bene, ma tra lavoro e zumba non ho più tempo per visitare negozi. Per fare una spesa spendendoci tempo, non di corsa. Tempo un mese e rompo definitivamente, nonostante abbia pagato l’abbonamento annuale.

Nel 2014 però c’è stata la svolta: l’abbonamento annuale me l’ha pagato mio padre. E se i miei soldi – a parer mio – li posso scialacquare come e quando mi piace, se qualcuno spende i suoi per me, quelli sono SACRI. Così, nonostante il primo mese volessi mollare, ho continuato. E anche il secondo, e il terzo, e il quarto… E nel 2015 ho deciso che sì, volevo andare continuativamente in palestra.

A giugno ho mollato per il troppo caldo.

A settembre ho ripreso, questa volta con il nuoto… e pago io. E ci sto andando in modo continuativo.

Proposito a cavallo tra 2014 e 2015 raggiunto!

  1. Essere in pace con il proprio corpo.

Sono stata una bambina esile solo all’asilo. Dalle elementari in po’ mi sono ingrossata e non ho smesso, mentre l’altezza si è fermata a 1.59 (non per niente le mie sono visioni dal basso). Autostima? Per me è una parola che non ha mai avuto senso, la mia è sempre stata sotto i tacchi se non sotto terra, e i miei complessi son durati fino all’anno scorso, altro che adolescenza. 30 anni di complessi, fino a quando mi sono detta basta.

Mangio poco e faccio esercizio, se ho problemi di sovrappeso io li sto combattendo (certo, avere la Bakery vicino non aiuta, ma è passato il tempo in cui ci facevo le colazioni domenicali). Ho un fisico a tronco ma il nuoto lo sta modellando, e se il mio sedere non lo sopporto la mia pancia non scompare ma sta diventando più solida. La mia espressione normale per qualche assurdo motivo sembra triste o contrariata (ho la bocca all’ingiù) e il mio gummy smile (sorriso gengivale) preferisco non mostrarlo, ma se esce significa che sono veramente tanto, ma tanto felice. Con il 2015 finalmente l’ho capito.

Ho capito anche che se devo portare le maglie XL o XXL non è colpa della mia pancia, ma del mio busto… e che le mie amiche (e le mie cugine) non scherzavano quando mi dicevano “Tu non ci credi Cla, ma tu lì sei molto più grande!” – la cosa da una parte mi rende orgogliosa, dall’altra mi fa paura.

Accettare di essere sovrapp… grassa, chiamiamolo col suo vero nome, e perennemente triste mi ha permesso anche di fare cosplay che gli altri non si sognano nemmeno di affrontare. Oh, la Sadness (Tristezza) di “Inside Out” che a Lucca hanno fotografato e intervistato non erano le altre con il maglioncino e la pancia finta, ma me!!

Obiettivo raggiunto, yes, ma in parte: il mio sedere ancora non lo sopporto!!

  1. Liberarmi di mio padre

No, calmi, non voglio ancora uccidere nessuno.

Non so neppure se questo sia un buon proposito, visto che per quanto mi riguarda non è un problema, anche se alcune volte è… imbarazzante?

È l’unico che ancora non riesco a raggiungere, ma forse perché la mia forza di volontà vacilla, perché sono indecisa, perché se gli altri ci vedono qualcosa di strano per me è assolutamente normale. Spesso vorrei rispondere “Voi che avete due genitori non capite” ma poi penso che potrebbe essere un fatto di educazione e magari gli altri non capirebbero neanche se fossero orfani.

Tutto è nato da un discorso fatto col mio cuginetto di un anno più piccolo, che mi ha chiesto perché ancora non sono andata in Giappone, visto che è il mio sogno di una vita (e che sarà il buon proposito sfumato del 2016): quando ho risposto “Chiedilo a tuo zio” lui mi ha guardato inorridito e mi ha detto “Cla, a me a 30 anni nessuno chiederà conto delle mie azioni né dovrò dire dove vado”.

Lui forse no, ma io a mio padre ho sempre detto tutto. Quando andavo e quando tornavo, fosse il viaggio di un giorno a Pescara o andassi dal mio ragazzo a Perugia. Davo indicazioni su dove dormivo e cosa facevo, telefonavo tre volte al giorno e prima di partire chiedevo il permesso – cosa considerata inaudita da molti.

A volte rinunciavo anche ad andare dal mio ex perché mio padre all’improvviso si sentiva male, anche se sapevo che in realtà non era niente… semplicemente non lo poteva vedere.

Nel 2015 ho fatto diversi passi avanti: ho visitato 4 fiere del fumetto in più rispetto al normale senza chiedere permesso. “Io vado a x” : e babbo scrollava la testa ma non mi ha mai detto no. Poi tutti i passi avanti sono scomparsi quando è venuto a riprendermi alla quarta fiera (l’unica che si teneva nella mia regione) alle 18.00, quando sarebbe finita dopo mezzanotte (era previsto che tornassi con le mie amiche il giorno dopo).

Ho capito che si sentiva solo e non ho protestato – e a dire il vero non mi è sembrato neppure vergognoso. Da fonti fidate so che sono diventata il pettegolezzo della serata: “la trentenne che il padre è venuto a prendere”.

Obiettivo non raggiunto… Ma in fondo, devo raggiungerlo per forza?

Taggo… Solo Serena “The Imbranation Girl” e chiunque voglia farlo!

Buona serata a tutti!

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