Recensione librosa – “La strana biblioteca” di Haruki Murakami

Buonasera Visionari!

Quest’oggi vi parlerò di un libro uscito negli ultimi mesi del 2015, che si finisce in meno di un’ora, ma che rimane a lungo nel cuore e (soprattutto) nella testa.

Un libro che ho letto da tempo, ma che solo adesso riesco a recensire con una certa lucidità… si fa per dire.

Insomma, vi presento “La strana biblioteca” del più volte quasi-Nobel Haruki Murakami.

La-strana-biblioteca

Titolo: La strana biblioteca

Autore: (testo) Haruki Murakami – (illustrazioni) Lorenzo Ceccotti

Edizioni: Einaudi

Prezzo: xxx (mi è stato regalato da Serena – The Imbranation girl -, per questioni etiche non posso vederlo e riportarlo)

Un’avvertenza!!

Se siete alla prime armi con Murakami, e magari la storia del libro vi piace, LASCIATELO PERDERE! Passate a qualcosa di più lungo e meno metaforico di questa novella. “Norwegian Wood” è un gioiellino, “1Q84” bellissimo, e anche “A sud del confine, a ovest del sole” e “L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio” hanno un loro perché. Poi, se amerete questo scrittore angoscioso e angosciante tornate a questo libro – e soffrite con il protagonista.

Io vi ho avvisati…

Tornando a casa dopo la scuola, uno studente si ferma in una strana biblioteca. Certo, anche la sua richiesta è un po’ strana. Chiede alla bibliotecaria qualche libro che possa soddisfare la sua ultima curiosità (è un bambino curioso, il nostro protagonista): la riscossione delle tasse nell’Impero ottomano. La bibliotecaria lo manda alla stanza 107. Qui l’aspetta un altro bibliotecario, ancora più bizzarro della prima: «Aveva la faccia coperta di piccole macchie nere, come tanti moscerini. Era calvo e portava occhiali dalle lenti spesse. La sua calvizie non era uniforme. Tutt’intorno al cranio gli restavano ciuffi di capelli bianchi ritorti, come in un bosco dopo un incendio». È davvero una ben strana biblioteca, questa! Il bibliotecario accompagna il bambino attraverso un labirinto di corridoi e stanze, finché non arrivano in una stanza dove riposa un piccolo uomo vestito con una pelle di pecora. E qui le cose si fanno brutte: il bibliotecario e l’uomo-pecora spingono il piccolo in una cella. Il bambino rischia di fare una fine terribile se non arrivasse in suo soccorso una ragazza sconosciuta… Una fiaba fantastica e immaginifica sul potere della lettura nel darci le chiavi per fuggire dalla prigione dell’infelicità.

(trama dal sito dell’Einaudi, in cui potete leggere anche un estratto.)

La trama dell’editore svela un po’ troppo, ma è perfetta – e io sono una pignola che ha da ridire SEMPRE sulle trame proposte su siti e quarte di copertina, quindi vi assicuro che questa volta corrisponde alla verità. Tranne su una cosa.

Il protagonista.

Viene chiamato semplicemente “bambino curioso”, ma per quanto mi riguarda io lo chiamerei “ragazzino irritante”.

Perché questo io narrante, succube della madre (citata spesso e di cui segue diligentemente le direttive – regole per vivere bene), con uno storno a casa per cui si preoccupa (sì! È in una prigione e si preoccupa che lo storno non venga nutrito… L’amor proprio per questo bimbo non esiste) è sprezzante del pericolo. O completamente imbecille, una delle due.

Non gli suona mai una campanella d’allarme in testa.

Non quando vede una bibliotecaria diversa che gli indica un modo diverso per prendere i libri. Non quando viene condotto lungo labirinti e per scale infinite. Neppure quando vede il bibliotecario (quello della trama) che chiude dietro di sé le porte a chiave e tira fuori frustini per picchiare le persone (l’uomo pecora a dire il vero… Che tra l’altro: ma cosa si era fumato Murakami per inventare un personaggio così grottesco?).

No, ma sul serio: ma non ti viene mai in mente di abbozzare un “Mi scusi, torno domani…” e scappare via a gambe levate? (E magari chiamare anche la polizia).

Ma sorvoliamo…

Dopo aver letto, in meno di un’ora, questo libretto, sono stata tormentata da un mal di testa atroce. Cercavo di scoprire il significato recondito della storia, una spiegazione che mi desse un po’ di serenità, perché mi era rimasta solo inquietudine.

Mi tornava in testa la domanda “Perché tanta malvagità? Il ragazzino sarà pure irritante, ma costringerlo in una cella, volerlo *** (evito spoiler)… Perché?”

Mi è venuto in aiuto un commento di QLibri, ad opera di Pierpaolo Valfrè:

C’è una biblioteca, c’è un bambino, e c’è il male. Nella biblioteca, nel labirinto degli infiniti mondi che si parlano, si intrecciano e si rincorrono, le tenebre possono essere rischiarate dalla luna nuova, si possono fare incontri con le più tenere creature dei tuoi sogni, e si può sperare che il cane feroce che ti terrorizza e ti mangerà vivo sia invece attaccato e annientato dal tuo piccolo storno. E quando uscirai dal labirinto delle pagine, il male rimarrà prigioniero lì dentro e nessuno ti farà domande, né ti chiederà spiegazioni.
Nel mondo reale non è così, la sofferenza e la solitudine si dissolvono con molta più fatica. “Quando sono solo, il buio intorno a me si fa molto profondo. Come in una notte di luna nuova”. Il mio piccolo storno rimarrà sempre un uccellino, non incontrerò mai l’uomo pecora e nessuna ragazza dalla pelle splendente come la luna verrà a sedersi vicino a me.
Come sarebbe bello se la tristezza e il dolore potessero sempre essere rinchiuse tra le pagine di un libro….

Quindi tutto quello che l’irritante ragazzo ha visto era “solo” la trama di un libro che stava leggendo?

Così sembra, ma il lettore vero che ha tra le mani il volume di Murakami rimane a lungo spiazzato…

Una recensione a parte meriterebbero le illustrazioni di Lorenzo Ceccotti (in arte LRNZ), che con l’alternarsi di rosso, nero e bianco mi ha spaventato più della storia stessa.

LRNZ I love you!!

Bene Visionari, consigliandovi questo libro… Vi auguro una buona serata!!

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