Vita vissuta dal basso – Santa Lucia’s shopping!

Buonasera Visionari!

Ritorno per raccontarvi una cosuccia che mi è successa tempo fa… Giusto per farvi quattro risate!

Dovete sapere che nella mia città esistono quattro fiere, corrispondenti ad ognuna delle stagioni. Si ripetono ogni anno, sempre uguali: stessi espositori, stessa merce (con qualche variante), stesse facce.

La fiera invernale si tiene il 13 dicembre (nei casi migliori anche il 12) ed è la fiera di Santa Lucia. Ogni volta si torna a casa giurando che è l’ultima volta che si va, stressati dal chiasso, dalla folla, dalle persone che decidono di interrompere il “traffico” fermandosi a parlare in mezzo alla strada perché non si vedono da anni… Eppure puntualmente, ogni 13 dicembre, si prendono borsa e guanti e si va, così, per curiosare.

Perché, sia beninteso: a Santa Lucia non si va a COMPRARE (a meno che, come me, non si voglia prendere il primo dolce natalizio tipico della mia città). Si va a CURIOSARE. Le poche novità che si trovano, entro un mese saranno – scontate – al mercato settimanale e/o nei negozi. È successo così per la borsa dell’acqua calda elettrica e per le stampe tipo Desigual. Non è una fiera, ma una vetrina su ciò che verrà e su ciò che si comprerà…

… E quest’anno non avrebbe fatto eccezione, almeno nei miei piani.

Così il 13 dicembre, appena alzata, ignoro la folla sotto di me (casa mia da proprio sul corso principale della città) e seguo la mia solita routine domenicale: lunga colazione, e trasferimento a casa di mio padre. Dovrò attraversare la parte di fiera dedicata all’abbigliamento per farlo, ma non mi fermerò a nessuno stand, ne sono certa: è la parte che salto tutte le volte perché vedo solo cose orribili. Sia ben chiaro, nel pomeriggio tornerò a curiosare per giungere infine alla piazza centrale dove vendono i dolci e comprare il mio adorato frustingo, ma per il momento ho solo voglia di andare a casa.

“Ah, no, babbo mi ha chiesto di comprare il giornale! Devo fare una deviazione, di circa 100 metri, nel cuore pulsante della fiera. Ma tanto ho solo 5 euro e non devo comprare nulla, no? Peccato solo per la calca…”

… Ma a quanto pare i buoni propositi di una fanciulla sono sempre insidiati dal destino.

Appena uscita di casa, infatti, mi trovo davanti a una bancarella che vende sciarpe, guanti e cappelli… ovvero tre dei motivi per cui adoro l’inverno. Passerei oltre “Claudia, hai solo 5 euro!” se un paio di guanti pieni di lustrini e borchiette non attirasse il mio sguardo da gazza ladra. Neri ma brillanti. “Claudia, non hai altro di nero!”. Sembrano morbidi… “Claudia, muoviti!”.

Ok, lascerò scegliere al destino. Questo pomeriggio, quando torno, se ce li trovo ancora li compro, altrimenti addio. Una vocina mi dice che contro il destino ho sempre perso, ma è solo un paio di guanti no? Possibile che tutti li puntino? Oltrepasso lo stand e mi dirigo verso la prima edicola.

Chiusa. Con rassegnazione vado verso la seconda, a circa 50 metri di distanza.

La seconda edicola si trova tra due bancarelle. Una è la solita dei dolciumi tipo caramelle, liquirizie e zucchero filato dove io e le mie amiche, d’estate, facciamo scorta di zuccheri. L’altra è quella dei libri, e la sorpasso sorridendo, ricordando che da piccola era l’unico motivo per cui mi recavo non solo a Santa Lucia, ma a qualsiasi fiera. Bancarelle come questa hanno riempito la mia biblioteca di classici: “Pattini d’argento”, “Il Giardino Segreto”, “Pollyanna”… Poi mi sorge spontaneo un pensiero. “E se ci fosse qualcosa delle sorelle Bronte?”. Da sopra le spalle di una signora accanto a me vedo solo titoli tipo “Piccole Donne” e “Le avventure di Pinocchio” eppure la mia convinzione si fa più forte: troverò una delle sorelle Bronte lì, lo sento!

Ma appena mi faccio largo, con la coda dell’occhio noto una copertina che non ci dovrebbe essere. Perché i libri nuovi non si vendono alle bancarelle… Giusto? Eppure non posso sbagliarmi, l’ho vista troppe volte su Everpop per non riconoscerla subito.

Mi giro per guardarla con entrambi gli occhi e sì. È lui.

Deathdate.

deathdate

“Deathdate!” mi esce fuori un urlo strozzato, mentre mi getto sulla copia stile rapace. La guardo, la sfoglio, aspettandomi qualche difetto, ma nulla: è semplicemente perfetta. La bancarella in quel lato vende i libri al 40% del prezzo di copertina.

“Claudia, hai 5 euro. Hai solo 5 euro” mi ripete una vocina nella testa, ma questa volta non è quella della coscienza, bensì quella dell’amara verità. Non sono così presa da non rendermi conto che 5 euro non bastano per la spesa. Però il volume è uno solo. Forse dovrei valutare le opzioni.

“Potei girarlo, in modo che nessuno veda il titolo… mentre vado a ritirare i soldi dal bancomat ” inizio tra me e me. Certo. Come se nascondere il titolo potesse anche celarlo alla vista. “Allora potrei metterlo in qualche pila.”… e cosa vieterebbe a chiunque di estrarlo, pagarlo, e farlo suo? No, no. “Potrei… potrei…” mentre penso sposto distrattamente il volume e…

… Nero, bianco, rosso. Un disegno stilizzato in questi tre colori. Sono certa di non sbagliare. È una delle nuove edizioni Einaudi di Haruki Murakami. Maledizione.

pecora3

“ “Nel segno della pecora”. Dai, magari è uno di quelli di Murakami che non mi pia… Giappone folkloristico? Ok, lo prendo.”. Alzo lo sguardo per schiarirmi le idee, decidendo cosa fare di questi due libri (o meglio, come nascondere questi due libri alla vista degli altri avventori), quando mi blocco.

L’intera saga di “Divergent”.

“Unika” in un solo volume.

Agatha Christie.

E vabbè, questo non è uno stand, è un attentato alla mia persona!

Mi sporgo verso “Unika” con cui ho un conto in sospeso da alcuni anni. Precisamente da quando al Salone del Libro di Torino tutti andavano in giro con le buste su cui era stampato il titolo in lettere fiammeggianti e allo stand DeA nessuno sapeva (o voleva) dirmi di cosa parlasse (si era a maggio e l’uscita era prevista per settembre). Leggo distrattamente le prime righe della trama, ma non mi attrae. Mentre lo sto per rimettere a posto sento una signora che chiede al ragazzo della bancarella (avrà 20 anni) se il libro di Licia Troisi che ha in mano ha anche un edizione unica completa di tutti i volumi.

“No signora, ancora non è uscita per quella serie.” mi intrometto io. Ma che cavolo sto dicendo? Io non leggo la Troisi, non la seguo, da dove mi esce questa sicurezza? (Tra l’altro più tardi scopro anche che ci ho azzeccato). La signora parla sconsolata con una persona dietro di lei… e rivedo me stessa diversi anni fa, una ragazza appassionata di fantasy che vuole assolutamente qualcosa ma non sa scegliere. Uno sguardo tra noi, uno alla signora, e “Unika” diventa suo. So che lo tratterà bene.

“Ehi, è mio!” urlo intanto a uno che ha provato a sfilarmi Murakami da sotto la mano. Ma come si permette? Mi chiede scusa e si gira verso un altro libro che riguarda il Sol Levante (“L’arte giapponese di correre”)… Aaaah, nippofilo! Bravo ragazzo! Ma Murakami rimane mio!

Si sta facendo tardi, sto sempre con 5 euro e non so cosa fare. Questa volta non può scegliere il destino, io li voglio, so che poi non li ritrovo! Ci penso un attimo e decido.

“Scusa” chiedo al ragazzo a cui prima si era rivolta la signora. “Me li potresti mettere da parte? Non ho i soldi, torno questo pomeriggio”. Ti prego ti prego ti prego, fa che sia uno di quegli stand che fa di queste cose…

“E chi me lo dice che torni?” mi chiede lui di rimando. Porca…!

“Io. Te lo dico io. Ti serve il nome? Vuoi un acconto?”. E dai, fai il bravo!!

“No, te li metto da parte, tanto quando vieni mi ricordo di te.”. Cioè, è fatta? A riprova prende Lance e Haruki e li sposta sotto il banchetto. Oh. Mio. Dio. Santo patrono dei lettori, chiunque tu sia, ti ringrazio!

Il pomeriggio torno (“Li ho ancora da parte” e ci mancherebbe!), prendo i miei due nuovi bimbi e, giusto per, aggiungo Orwell (“1984”) e Ishiguro (preso così d’intuito).

Ah, i guanti? Il destino ha detto che era un acquisto che approvava: li ho comprati e sono davvero una meraviglia!!

WP_20151213_002_(2)[1]
Ecco gli acquisti! Si vede anche lo special guest: il frustingo!
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