Recensione librosa – “L’amante giapponese” di Isabel Allende

Vi siete mai sentiti così presi da uno scrittore tanto da non considerarvi semplici lettori/ammiratori ma addirittura suoi proseliti? Come se non fosse più una persona, ma un culto?

A me è successo. Con tre grandi (a mio parere) personalità.

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1) Jane Austen. È stato amore al primo libro (l’intramontabile “Orgoglio e Pregiudizio”, diventato ormai parte della pop culture “grazie” al film con Keira Knightley – e sbandierato da tante come libro preferito per definirsi “persone di una certa cultura”).

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2) Oscar Wilde. Mi sono convertita a lui grazie a “Il fantasma di Canterville”, visto che “Il principe felice e altre storie” mi aveva alquanto appallato (e fatto piangere: ce ne fosse una che finisse bene, una!! Ma come potevano definirlo un libro per bambini?).

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3) Isabel Allende. È bastato leggere “Paula” in un giorno, piangere, e decidere di recuperare quello che mi mancava della scrittrice. Ammetto di ricordare solo frammenti di “D’amore d’ombra”, “Eva Luna”, “Eva Luna racconta” e “Zorro”, ma aspetto religiosamente, ogni volta, l’uscita annuale che la Allende concede a noi fedelissimi.

L’uscita annuale del 2015 è stata “L’amante giapponese”. L’edizione italiana è uscita giovedì 15 ottobre, giorno in cui mi sono precipitata in libreria per comprarlo. Purtroppo il mio buco dimenticato da Dio (trad. città), a quanto pare, non è in Italia, perché il proprietario della mia libreria preferita mi ha informato che lui ancora non aveva nulla: la Feltrinelli manda le novità il venerdì.

… Il mio viso a quanto pare dimostrava molto bene disappunto e dispiacere, perché si è subito affrettato a promettermi un messaggino nel caso il giorno dopo avesse trovato il libro tra i nuovi arrivi (messaggino che puntualmente è arrivato… Grande Emidio detto Patata!).

Il 17 finalmente il volume tanto vagheggiato era in mano mia e potevo accarezzare la liscissima copertina de “I Narratori Feltrinelli”.

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Partiamo proprio dalla copertina quindi.

Identica all’originale, rappresenta una donna stesa su quello che sembra un prato, con lo sguardo diretto verso il lettore. Ora, visto il “giapponese” nel titolo, cosa c’entra mai una donna chiaramente occidentale? Non un fiore di loto, una carpa, un fuoco d’artificio, un qualcosa d’assurdo e facilmente riconoscibile che rimandi al Giappone. La foto è bellissima, senza dubbio, e probabilmente approvata dalla Allende stessa, ma attinenza alla storia zero. Tuttavia, adoro le edizioni de “I Narratori Feltrinelli”, quindi un 6/7 se lo merita tutto.

Passiamo alla nota dolente, la trama. Cito dal sito della Feltrinelli

L’epica storia d’amore tra la giovane Alma Belasco e il giardiniere giapponese Ichimei: una vicenda che trascende il tempo e che spazia dalla Polonia della Seconda guerra mondiale alla San Francisco dei nostri giorni.

“Ci sono passioni che divampano come incendi fino a quando il destino non le soffoca con una zampata, ma anche in questi casi rimangono braci calde pronte ad ardere nuovamente non appena ritrovano l’ossigeno.”

Voi cosa vi aspettereste da una storia “epica”? Io grandi dinastie, due amanti che vengono separati e cercano di ricongiungersi affrontando tutte le avversità e ritrovatisi ,magari coronano il loro sogno d’amore. Mi sembrerebbe pure logico, visto che la Allende di passioni e grandi dinastie ne ha fatto un marchio di fabbrica.

Qui invece cito QLibri

Alma Belasco, affascinante pluriottantenne, colta e facoltosa, decide di trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Lark house, una residenza per anziani nei pressi di San Francisco. In questa struttura stringe amicizia con Irina, giovane infermiera moldava, di cui presto si innamorerà il nipote Seth Belasco. Ed è ai due giovani che Alma inizierà a raccontare la sua vita, in particolare la sua grande storia d’amore clandestina, quella con il giapponese Ichi, figlio del giardiniere dell’aristocratica dimora in cui ha vissuto, nonché compagno di giochi sin dalla più tenera infanzia. Sullo sfondo di un paese attraversato dalla seconda guerra mondiale, con le taglienti immagini di una storia minore – quella dei giapponesi deportati nei campi di concentramento -, si snoda un amore fatto di tempi sbagliati, orgoglio malcelato e ferite da curare, ma al tempo stesso indistruttibile.

A voi sembra la stessa storia? A me no, e quella più veritiera non è la trama dell’editore, ma quella di QLibri.

Io non ho visto grandi passioni e dinastie in questo libro. Ho visto solo la pluriottantenne Alma che racconta la sua giovinezza – tra l’altro la giovane Alma è talmente dispotica e irritante che la riempirei di botte – e del suo amore Ichimei – passivo quasi ad essere inesistente, presente quasi esclusivamente attraverso gli estratti delle sue lettere che concludono ogni capitolo. Si conoscono e si amano da bambini, si rivedono e si amano da adolescenti (si lasciano) e si rivedono e amano da adulti.

Si amano ballando unicamente la rumba nel letto.

Magari parlano anche dei massimi sistemi, ma noi sappiamo solo che si divertono a letto.

Sarebbe questa la passione? L’EPICA storia d’amore? Pensavo ci fosse qualcosa di più. Sarò romantica, ma penso che due persone debbano pure vedersi, ogni tanto, per saldare una storia d’amore, e non unicamente in un motel, in tranche di tipo cinque anni, facendone poi passare una decina in cui fate finta di non conoscervi.

Insomma, mi dispiace, ma pollice verso per questo libro, troppo americanizzato (come gli ultimi delle Allende) e prevedibile da risultare noioso: se partite con “aspettative da Casa degli Spiriti” lasciate perdere e dedicatevi a qualcos’altro dell’autrice, o cambiate proprio genere.

Magari potrebbe piacervi se siete fan alla sua ennesima potenza o… proseliti, come me.

Vi saluto affettuosamente dal basso in alto!!

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